Studi e ricerche

Dante e Beatrice – Gustav Doré

LA GRAZIA NELLA GRAFOLOGIA DI GIROLAMO MORETTI

In qualsiasi ambito di indagine e di studio della complessità e del mistero individuale esiste un atteggiamento dualistico contro il quale si rischia costantemente di imbattersi: esso contrappone da una parte la razionalità illuministica e positivista che si vede costretta a motivare le sue conclusioni attraverso deduzioni logiche e che è convinta della superiorità della ragione, dall’altra la religione che si trova immersa nella fede in ciò che la scienza evita perché non ragionevolmente accettabile.

Questo dualismo (razionalità-religione) è stato risolto in ambito grafologico da Padre Girolamo Moretti, il quale fu un religioso che dedicò buona parte della vita a codificare i segni grafologici al fine di rendere trasmissibile la sua capacità di ricavare le caratteristiche psicologiche e somatiche degli scriventi.

Il contrasto tra un atteggiamento scientifico e uno religioso non ha mai rappresentato un problema per Moretti, anzi: egli ha saputo far convergere questo dualistico e, per certi versi, contrapposto approccio allo studio dell’uomo, in una relazione di reciprocità che ha visto una ragione ammettere il mistero irripetibile che ogni individuo incarna e una religiosità in grado di utilizzare anche strumenti “ragionevoli” per indagarlo.

Che Padre Moretti fosse un religioso ha contribuito solo marginalmente ad indirizzare la ricerca verso un’indagine religiosa della sua “scienza” grafologica. Ciò che è stato ben più convincente è che egli fu anzitutto un uomo di fede.

Basta sfogliare una qualsiasi opera di Moretti per capire la profondità e la religiosità del suo pensiero antropologico: per comprendere in pieno l’uomo, sembra suggerire Moretti, non è l‘Uomo che va indagato ma il mistero, cristianamente inteso, che in esso si cela.

È dunque attraverso una prospettiva religiosa che si è voluto osservare uno dei segni più complessi e affascinanti del patrimonio grafologico italiano: il Vezzosa Grazia.